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ASANA
L’ARCHITETTURA DELLO YOGA
di Stefano Sattwa e Irene Pagnanelli

Gli asana dello yoga sono un’esperienza di costruzione di nuovi rapporti corporei, attraverso l’esplorazione di nuove forme ed orientamenti fisici e mentali nello spazio. La pratica degli asana si estende nella ricerca di nuovi territori, e sensazioni fisiche e sensoriali non ancora esplorate. A livello mentale ciò comporta “l’accensione” di nuovi schemi psicomotori e psicoposturali, in quanto le aree cerebrali connessi alle parti corporee corrispondenti vengono attivate, ciò comporta un’espansione rispetto alla routine motoria connessa alle attività quotidiane e lavorative, in cui vengono adoperati, spesso per anni gli stessi movimenti e posizioni. Un persona che lavora nella catena di montaggio di una fabbrica, o che si siede in ufficio davanti al computer, ogni attività umana è relegata in una ripetitività che lascia poco spazio ad una ricerca creativa di nuovi modelli e possibilità motorie. Lo yogi fondamentalmente non è solo un “praticante”, questa definizione a me sembra alquanto riduttiva, ma un ricercatore, un “coscienziato” nel laboratorio interno, il cui strumento di indagine è l’osservazione consapevole e l’indagine dei processi interni al corpo, della mente e della non mente. Ma il rapporto con la “spazialità”, intesa come l’interazione tra la fisicità e lo spazio che l’accoglie, include anche il tempo, spazio e tempo sono entità inscindibili in quanto al vita si muovi in uno spazio e nel tempo. Il movimento è segnato dal tempo, quando la tua auto viaggia a 110 km orari, è in riferimento alla strada percorsa in un tempo. Nella fase statica di asana, il corpo diviene immobile, l’auto è ferma nel garage, il contachilometri segna 0, quindi il tempo esteriore rallenta, si ferma. Ma qualora questo approccio allo yoga possa sembrare un dato prettamente teorico, in realtà comporta un dato pratico importante, la possibilità di ampliare la conoscenza dell’apparto corpo-mente, non ultimo la pratica di asana come d’altronde di ogni altro sistema dello yoga, scompone degli schemi neuro cellulari preesistenti, pezzo dopo pezzo in linee e forme “biometriche”, inducendo degli squilibri in cui il corpo e la mente sono chiamati a nuovi riadattamenti, ciò comporta una stimolazione delle energie praniche, alla base del funzionamento dei sistemi organici, incluso il sistema di difesa immunitario. Da questa prospettiva, lo yoga non può essere considerato a tutti gli effetti, un scienza, la scienza della vita e del saper vivere.
Per approfondimenti il libro: “yoga un nuovo inizio” di Stefano Sattwa Pagnanelli

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