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MIO PADRE
A LASCIATO IL CORPO PER CONTINUARE IL SUO VIAGGIO.

A tutti coloro che hanno perso qualcosa e qualcuno.
La rosa nella stanza non è più presente, quello che rimane,la sua essenza nell’aria.

Mio padre ha lasciato il corpo, che cosa significa questo? In genere si usa un altro termine: “morte” che sottitende la fine, la fine di tutto. Ma l’esistenza procede sotto altri vesti, quella che viene considerata come fine, in realtà non è altro che un nuovo inizio, ed una continuità. Il fine vita è chiudere un capitolo, il ritorno nel luogo in cui eravamo prima di nascere. Se ti chiedessi dov’eri prima di nascere, perdonami, ma ti metterei in una comprensibile difficoltà, in quanto la mente razionale, non ha eccesso a tale comprensione, ma è in quella dimensione che faremo ritorno al termine del percorso vita. Trovando quella dimensione, seppure in un barlume di consapevolezza,  l’enigma sarà più chiaro nella comprensione di quell’assenza, eppure presenza, un’essenza, dove la coscienza della nostra vita, la mia e la tua, ha avuto origine e dove si è formata prima l’idea, poi la composizione degli elementi spazio, aria, fuoco, acqua, terra, correlati dal tempo e di energia, iniziano a prendere forma, il passo successivo e la loro manifestazione e la nascita in vita. Vorrei anche ricordare la figura di mio padre che mi ha concesso sul piano fisico di richiamarmi alla vita. Un uomo onesto, buono e pacifico, ha condotto una vita lunga e longeva, serena, seppure come ogni vita, in un mixer di peripezie e difficoltà. Ma al di là di questi tratti, forse poco interessanti per  chi legge, quello che voglio comunicare è ancora altro. Ho cercato in lungo ed in largo saggi e maestri, ora sono consapevole, quanto in realtà quell’esempio di vita mite e pacifica, condotta in saggezza, era proprio davanti ai miei occhi, più vicina di quanto pensassi, fra gli altri, anche mio padre, una figura forse troppo vicina, attaccata ai miei occhi perché la potessi riconoscere ed apprezzare con immediatezza, sommersa dalla abitudini, perché a volte nella routine, le persone scompaiono dai tuoi occhi tra i muri delle parete. Ma ancora di più la saggezza, la verità, la comprensione, della nostra vita è dentro ognuno di noi, è li che è necessario cercare per poi aprirsi al mondo, un occhio rivolto all’interno ed uno all’esterno. Con la stessa tranquillità in cui ha condotto la sua vita, mio padre si è lasciato “attraversare dalla malattia”, senza rancore né ribellione, accentando interventi e terapie senza lamenti, con il sorriso sulla labbra, quasi a lui non interessasse di quello che stava accadendo al suo corpo, eppure era di una lucidità straordinaria, il suo pensiero ed i sentimenti erano rivolti più che a sé stesso, agli altri. Non voglio esaltare la persona, non è questo il senso, ma posso affermare che è stato un grande esempio, con la stessa tranquillità con cui è vissuto, senza far pesare agli altri il disaggio che ovviamente la fine fisica può comportare, con leggerezza se né andato ed a chiuso un momentaneo capitolo della vita. Che cosa accade ora? Nulla di particolare, il ritorno nell’essenza in cui era prima di nascere, lì verrà ricostruita una nuova identità con gli elementi della creazione. L’esempio è quello  di un bambino che  gioca, costruisce un castello di sabbia sulla riva del mare, l’alta marea della sera dissolve il castello, la sabbia perde la sua forma,  ritorna ad essere riva. Il giorno dopo il bambino ritorna sulla spiaggia, e con la stessa sabbia del giorno prima costruisce un nuovo castello, ovviamente diverso dal precedente. Lo stesso accade per le nostre vita, gli elementi utilizzati sono gli stessi, vengono infusi di nuova identità – consapevolezza manifesta generata dalla coscienza assoluta. La rosa nella stanza non è più presente, quello che rimane è la sua essenza nell’aria. Mio padre ha scelto che il suo corpo fosse dissolto dal fuoco con la cremazione. Il fuoco è un elemento purificante, la fiamma è un elemento che si eleva verso l’alto, le ceneri sono l’ultimo aspetto della materia, oltre le quale non si può procedere, bruciando le ceneri il risultato è ancora cenere.
Con affetto fraterno
Stefano Sattwa Pagnanelli Anam

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